Nietzsche non è un “innocente” in senso morale: scrive contro l’uguaglianza, parla di gerarchie, attacca la compassione come valore assoluto, usa un linguaggio talvolta brutale. Ma la distanza tra questa critica filosofica e l’apparato razziale e genocidario del nazismo è fondamentale.
Il cosiddetto “boom economico” portò
lavoro industriale, migrazioni interne e nuove forme di benessere domestico. Eppure, mentre la società si modernizzava
sul piano materiale, l’assetto dei diritti e delle opportunità restò a lungo segnato da profonde gerarchie di genere.
Come conciliare la presenza di pagine apertamente misogine
con la portata critica della filosofia di Nietzsche?
Nel dialogo fra erudizione e filosofia della storia, l’opera di Edward Gibbon continua a funzionare come una bussola: non perché indichi una sola rotta, ma perché costringe a misurare ogni rotta con il rigore delle prove e la responsabilità del racconto.