La domanda — “Nietzsche profeta del nazismo?” — è una delle più persistenti del Novecento europeo. Nasce dall’uso che il Terzo Reich fece, a fini propagandistici, di alcune parole-chiave nietzscheane (come Übermensch, “volontà di potenza”, “morale dei signori”) e da una lunga serie di letture semplificanti, spesso decontestualizzate. Ma se si ricostruiscono con attenzione testi, cronologia, storia editoriale e ricezione, la risposta non può essere un sì netto. Nietzsche non fu un “profeta” del nazismo; semmai fu un autore la cui opera venne selezionata, tagliata, riscritta e reinterpretata per diventare utile a un progetto politico che, su punti cruciali, è in frizione con ciò che egli scrisse.
1. Che cosa significa “profeta” in questo contesto
Chiamare qualcuno “profeta” implica che abbia anticipato, ispirato o legittimato un evento storico successivo. Nel caso di Nietzsche (1844–1900), il nazismo (anni Venti–Quaranta del Novecento) arriva dopo: la tentazione di cercare “premesse filosofiche” è comprensibile, ma rischia di trasformarsi in una scorciatoia interpretativa. Per valutare l’accusa servono almeno quattro criteri:
- Testuale: che cosa dice davvero Nietzsche nei libri pubblicati e nei frammenti postumi, e con quali sfumature?
- Storico: in quale contesto scrive (Germania bismarckiana, nazionalismi ottocenteschi, antisemitismo nascente come movimento politico)?
- Concettuale: quali idee possono essere avvicinate al nazismo e quali, invece, lo contraddicono?
- Di ricezione: chi ha “messo in circolo” un certo Nietzsche e con quali interessi (editori, famigliari, intellettuali, regimi)?
2. Il contesto: Nietzsche contro il suo tempo (e contro molti miti tedeschi)
Nietzsche scrive in un’Europa attraversata da nazionalismi e retoriche identitarie. Eppure, in numerosi passaggi, egli attacca il nazionalismo tedesco, il conformismo patriottico, l’idea di Stato come idolo, la mentalità gregaria. Questo non lo rende automaticamente un “democratico” in senso moderno — Nietzsche è un critico feroce dell’egualitarismo e del moralismo politico — ma complica la lettura che lo riduce a ispiratore di un movimento totalitario di massa.
Il suo bersaglio principale è la moralità che giudica “decadente”: una costellazione di idee che, ai suoi occhi, favorisce il risentimento e la vendetta sotto maschera. In particolare critica:
- la moralità cristiana intesa come glorificazione del sacrificio e dell’umiltà come valori universali;
- le forme moderne di moralismo che, pur secolarizzate, continuano a funzionare come tribunali della coscienza;
- la riduzione dell’individuo a ingranaggio (della società, dell’economia, dello Stato).
Questo sguardo “genealogico” lo porta a scrivere pagine provocatorie, volutamente scandalose, spesso aforistiche. È anche per questo che, estrapolando frasi isolate, è relativamente facile far dire a Nietzsche ciò che si vuole.
3. I concetti più fraintesi: oltre-uomo, volontà di potenza, “morale dei signori”
3.1 L’Übermensch non è una “razza superiore”
L’Übermensch di Così parlò Zarathustra non è una categoria biologica o razziale. È una figura simbolica: l’immagine di un possibile oltrepassamento dell’uomo come è stato finora, cioè di un tipo umano capace di creare valori, di vivere senza rifugiarsi in consolazioni metafisiche e senza ridurre la vita a risentimento. Tradurlo come “superuomo” ha favorito equivoci, perché suona come una superiorità di specie, mentre in Nietzsche si tratta soprattutto di un compito esistenziale e culturale, non di un pedigree.
3.2 “Volontà di potenza” non equivale a violenza politica
La “volontà di potenza” è un concetto polisemico: descrive una dinamica fondamentale del vivente e del mentale (tendenza all’espansione, alla forma, alla interpretazione), non un programma di conquista militare. Nietzsche non offre un manuale per lo Stato aggressivo; spesso critica, al contrario, la grossolanità del potere che si esprime come pura dominazione esterna. Per lui la forza può essere anche forza di stile, di disciplina, di creazione, di trasformazione di sé.
3.3 La “morale dei signori” non coincide con la politica di massa
Quando Nietzsche contrappone “morale dei signori” e “morale degli schiavi” non sta teorizzando un partito o una classe dirigente razziale. Sta proponendo una genealogia dei valori: in certe epoche, sostiene, i valori nascono da un’affermazione di sé (nobile, aristocratica nel senso psicologico); in altre, da un rovesciamento operato dal risentimento. Il nazismo, invece, è un fenomeno di mobilitazione collettiva, fondato su miti identitari, culto del capo, propaganda e apparati statali. La distanza tra un’analisi genealogica e un totalitarismo moderno è notevole, anche se alcune parole possono essere sfruttate per costruire ponti retorici.
4. Nietzsche e l’antisemitismo: un nodo decisivo
Se Nietzsche fosse davvero un “profeta” del nazismo, ci si aspetterebbe nei suoi testi una teorizzazione coerente dell’antisemitismo o del razzismo biologico. E invece troviamo, con tutte le ambiguità dell’epoca, un quadro diverso:
- Nietzsche polemizza contro l’antisemitismo come movimento politico e contro i suoi agitatori culturali. In più lettere e appunti prende le distanze dagli ambienti antisemiti del suo tempo.
- Rifiuta l’idea di “purezza” etnica come valore, e spesso guarda con sospetto ai nazionalismi che costruiscono identità mitologiche.
- Le sue critiche al giudaismo e al cristianesimo sono critiche religiose e morali, non un programma di persecuzione etnica. Sono pagine dure e discutibili, ma non coincidono con la dottrina razziale nazista.
Questo non significa “assolvere” Nietzsche da ogni pagina problematica: significa distinguere tra critica genealogica delle religioni e ideologia razziale di Stato. Confondere i piani produce anacronismi.
5. Come nasce il “Nietzsche nazista”: storia editoriale e propaganda
Uno dei motivi principali dell’equivoco è la vicenda postuma dell’opera nietzscheana. Dopo il collasso mentale del 1889, Nietzsche non è più in grado di controllare la pubblicazione dei suoi testi. La gestione passa in larga parte alla sorella, Elisabeth Förster-Nietzsche, figura politicamente compromessa con ambienti nazionalisti e antisemiti (il marito fu noto per idee antisemite e per il tentativo di fondare una colonia “germanica” in Paraguay).
Nel Nietzsche-Archiv di Weimar, Elisabeth promuove un’immagine di Nietzsche compatibile con il nazionalismo tedesco. Il caso più famoso riguarda La volontà di potenza, testo non pubblicato da Nietzsche: è una costruzione editoriale ottenuta assemblando frammenti postumi, spesso senza rispettare cronologia e contesto. Anche quando i frammenti sono autentici, l’operazione di montaggio può alterare il senso complessivo, trasformando materiale di lavoro in presunto “sistema”.
Il nazismo troverà poi conveniente presentare Nietzsche come un predecessore: alcune fotografie e cerimonie ufficiali (anche presso l’Archiv) contribuiranno a consolidare l’icona. È un caso da manuale di appropriazione culturale politica: si sceglie ciò che serve, si omette ciò che disturba, si semplifica ciò che è complesso.
6. Le incompatibilità sostanziali tra Nietzsche e il nazismo
Al di là delle parole sfruttabili, esistono frizioni profonde tra l’impianto nietzscheano e l’ideologia nazista.
6.1 Antistatalismo e critica dell’“idolo”
Nietzsche diffida dello Stato moderno e della sua capacità di omologare. Un totalitarismo, al contrario, vive di Stato totalizzante, burocrazia e controllo. Certo, Nietzsche non è un libertario contemporaneo; ma la sua critica dell’“idolo” statale mal si concilia con il culto istituzionale del Reich.
6.2 Anti-egalitarismo non significa razzismo biologico
Nietzsche critica l’egualitarismo morale; il nazismo costruisce una gerarchia fondata su presupposti biologici e su politiche di eliminazione. L’anti-egalitarismo di Nietzsche è legato a categorie culturali e psicologiche (forza creativa, capacità di dare forma a sé), non a “sangue” e “razza” come dottrina di Stato.
6.3 Individualismo estetico contro collettivismo identitario
Il progetto nietzscheano è, in larga misura, un progetto di trasformazione dell’individuo: disciplina, stile, sperimentazione, creazione di valori. Il nazismo, invece, dissolve l’individuo nel corpo collettivo della nazione e nella figura del capo. La “grande politica” di Nietzsche (espressione ambigua e spesso fraintesa) è tutt’altra cosa rispetto alla politica di massa totalitaria.
6.4 Anticristianesimo e culto politico
Nietzsche è un critico radicale del cristianesimo. Ma il nazismo, pur in conflitto con le chiese in vari momenti e in vari modi, utilizza spesso strutture simboliche che ricordano religioni civili: rituali, liturgie politiche, miti salvifici. Nietzsche smaschera volentieri queste dinamiche; difficilmente ne sarebbe stato un sacerdote.
7. Perché allora “suona” compatibile: stile, aforismi, provocazioni
Un fattore decisivo è lo stile di Nietzsche: aforistico, polemico, performativo. È un pensiero che lavora per colpi, inversioni, maschere. Questo rende possibile:
- una lettura letteralista di immagini poetiche (soprattutto nello Zarathustra);
- un uso propagandistico di frasi estratte dal contesto;
- una confusione tra diagnosi (descrivere una dinamica) e prescrizione (approvarla o consigliarla).
Nietzsche descrive conflitti, tensioni, gerarchie psicologiche; a volte li esalta, a volte li ironizza, a volte li utilizza come strumenti critici. Il nazismo prende ciò che può essere trasformato in slogan e lo rimuove dal laboratorio filosofico da cui proviene.
8. Il problema dei frammenti postumi e del “sistema” inventato
Una parte dell’immagine di Nietzsche come pensatore della “potenza” deriva dal peso attribuito ai frammenti postumi. I quaderni di Nietzsche contengono tentativi, ipotesi, appunti contraddittori, varianti di formule. Pubblicarli è legittimo e utile, ma trattarli come un’opera compiuta può creare un Nietzsche “più duro” e più sistematico di quello che emerge dai libri da lui pubblicati e organizzati.
Per questo, molte interpretazioni contemporanee insistono su una regola di prudenza: partire dai testi pubblicati e usare i frammenti come supporto contestuale, non come sostituzione dell’opera.
9. Un bilancio: Nietzsche come autore conteso, non come padre del nazismo
Dire che Nietzsche non è “profeta del nazismo” non significa negare che alcuni suoi temi possano essere stati strumentalizzati. È accaduto. Ma la strumentalizzazione non equivale a paternità. Nietzsche è un autore che mette in crisi certezze morali e politiche; proprio per questo può essere letto in modi incompatibili tra loro.
Inoltre, nella storia della ricezione, Nietzsche è stato anche un punto di riferimento per letture anti-totalitarie e per critiche della violenza simbolica e istituzionale. Il Novecento filosofico ha spesso “conteso” Nietzsche, e il fatto stesso che esistano interpretazioni così divergenti è un indizio della sua irriducibilità a un’etichetta unica.
10. Conclusione: la domanda giusta
Alla fine, forse la domanda “Nietzsche profeta del nazismo?” è meno fruttuosa di un’altra: come e perché il nazismo ha potuto costruirsi un Nietzsche su misura? La risposta chiama in causa la potenza evocativa di alcuni concetti, la fragilità della trasmissione editoriale dopo il 1889, il ruolo di intermediari ideologici e la natura stessa dei regimi totalitari, che tendono a legittimarsi colonizzando simboli culturali prestigiosi.
Nietzsche non è un “innocente” in senso morale: scrive contro l’uguaglianza, parla di gerarchie, attacca la compassione come valore assoluto, usa un linguaggio talvolta brutale. Ma la distanza tra questa critica filosofica e l’apparato razziale e genocidario del nazismo è fondamentale. Più che un profeta, Nietzsche è un autore conteso: conteso perché costringe a pensare, e perché può essere manipolato da chi vuole smettere di pensare.
Bibliografia essenziale e letture consigliate
- Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra.
- Friedrich Nietzsche, Al di là del bene e del male.
- Friedrich Nietzsche, Genealogia della morale.
- Friedrich Nietzsche, L’Anticristo.
- Studi sulla ricezione e sulla storia editoriale (edizioni critiche e ricerche sul Nietzsche-Archiv) per comprendere la costruzione postuma di La volontà di potenza.
Nota metodologica: per un’analisi affidabile, è preferibile usare edizioni critiche e distinguere con chiarezza tra opere pubblicate dall’autore e frammenti postumi ordinati da editori successivi.